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Una rondine fa primavera

Lo studio, ora pubblicato sulla rivista Scientific Reports e frutto di una collaborazione fra il dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano e il dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, in particolare il gruppo di ricerca del Prof. Nicola Saino e Prof. Roberto Ambrosini, dell'Università Statale di Milano, pone per la prima volta in discussione questo che è da sempre considerato come un assioma degli studi sulla migrazione, spiegando questa sorta di misterioso "fiuto" per il momento giusto per partire.

Utilizzando dati raccolti nel corso di un secolosulla migrazione della rondine a scala europea, lo studio dimostra che i singoli individui trascorrono l'inverno a sud del Sahara in luoghi in cui le temperature durante le settimane che precedono l'inizio della migrazione di risalita sono correlate con le temperature che le rondini incontreranno al loro arrivo, settimane più tardi, nelle singole regioni d'Europa cui sono indirizzate. E questo schema vale tanto per le rondini che svernano in Africa meridionale – e che migreranno verso l'Europa settentrionale – quanto per le rondini che svernano in Africa equatoriale, che raggiungeranno invece le aree del sud dell'Europa.

È possibile quindi che le rondini, e altri uccelli migratori, durante la loro residenza invernale in Africa dispongano di informazioni utili a prevedere le condizioni meteorologiche, in termini di temperatura, che incontrerebbero settimane più tardi nelle loro destinazioni europee se partissero dall'Africa in ogni dato momento. Questo spiegherebbe l'osservazione per cui in anni in cui la primavera è in ritardo, i migratori arrivano più tardi, evitando i rigori di condizioni avverse all'arrivo, mentre anticipano l'arrivo in anni in cui la primavera è precoce, così da coglierne al più presto i frutti.

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29 novembre 2018
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